Cantico delle Creature
Cantico delle Creature
dal testo di San Francesco d’Assisi
Nel cuore dell’Umbria, otto secoli fa, un uomo ormai quasi cieco, malato e provato nel corpo, alzò la voce non per lamentarsi ma per lodare. Da quella lode nacque il Cantico delle Creature, uno dei primi testi poetici della lingua italiana e una delle preghiere più luminose mai scritte. Questo brano lo riporta a vivere in musica, con le stesse parole antiche e lo stesso stupore.
L’inno all’Altissimo. Altissimu, onnipotente, bon Signore. Il canto si apre in ginocchio. Ogni lode, ogni gloria e ogni benedizione appartengono a Dio solo, e nessun uomo è degno nemmeno di pronunciarne il nome. È l’umiltà di chi si fa piccolo davanti all’infinito e, proprio per questo, riesce a vederlo ovunque.
Frate Sole. Il primo a essere chiamato per nome è il sole, bellu e radiante cum grande splendore. Porta il giorno, illumina gli uomini, ed è immagine stessa di Dio, de te, Altissimu, porta significatione. La luce diventa preghiera.
Sora Luna e le Stelle. Poi scende la notte, ma non è buio: il cielo si accende di stelle clarite et pretiose et belle, formate da Dio come gioielli. Anche il silenzio notturno canta la sua lode.
Frate Vento. Il vento, l’aria, le nuvole, il sereno e ogni stagione sono il respiro del creato che sostiene ogni creatura. Nulla è inutile e nessun tempo è sprecato: tutto è dono.
Sora Acqua. Francesco la descrive con quattro parole che sono un ritratto spirituale: utile, humile, pretiosa et casta. L’acqua serve senza chiedere, si abbassa sempre verso il basso, è pura e preziosa. È l’immagine dell’anima che il Santo desiderava.
Frate Fuoco. Accende la notte ed è bello et iocundo et robustoso et forte. Il fuoco è gioia, calore, forza: la presenza di Dio che vince il buio.
Sora nostra Madre Terra. Ecco l’immagine più materna del Cantico. La terra ci sostiene, ci governa e ci nutre con frutti, fiori colorati ed erba. Non è una risorsa da possedere ma una sorella e una madre da amare, e in queste parole antiche risuona già un messaggio straordinariamente attuale.
Il perdono. Il canto si chiude passando dal creato all’uomo. La lode più alta va a chi perdona per amore e sopporta con pace la malattia e la tribolazione. Il sole, l’acqua e il fuoco lodano Dio con la loro natura; l’uomo può farlo con il suo cuore, perdonando.
Il Cantico delle Creature è uno sguardo che trasforma il mondo in una grande famiglia: tutto è fratello, tutto è sorella, tutto è lode. In questa versione in musica le parole di Francesco tornano a risuonare come all’inizio, semplici, scalze e piene di luce. È un invito a fermarsi, ad alzare gli occhi al cielo e a ringraziare.
Laudato si’, mi’ Signore. 🕊️